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Rinvenimenti archeologici all'Isola della Certosa

Rinvenimenti archeologici all'Isola della Certosa

Premessa alla realizzazione di quanto previsto dal progetto di Parco Urbano è l’esecuzione della bonifica ambientale dei suoli dell’isola, contaminati dalle attività industriali di carattere militare (Pirotecnica della Certosa) svoltesi fino agli anni sessanta, secondo quanto previsto dal progetto di bonifica approvato dagli Enti competenti ed attuato da VDV per conto del Comune di Venezia (Direzione Ambiente e Direzione Lavori Pubblici) e finanziato dalla Regione del Veneto attraverso la L.R. 21 gennaio 2009, n.1 art.20, comma 1 “fondo di rotazione per gli interventi di bonifica e ripristino ambientali dei siti inquinati, D.G.R. n.2404 del 29/12/2011.                    
Durante le prime fasi di intervento di bonifica, nell’ambito dell’attività di caratterizzazione ferro-magnetica in assistenza archeologica, per la quale è stato incaricato lo Studio Associato Bettinardi Cester, sono stati rivenute importanti testimonianze del periodo agostiniano e certosino dell’isola.
Sia nell’ambito dei lavori eseguiti dal Magistrato alle Acque – Consorzio Venezia Nuova lungo il Canale della Certosa sia nel corso del complesso progetto di riqualificazione del sedime insulare, importanti rinvenimenti di natura storica e archeologica permettono ora di avere un quadro più completo sul ruolo avuto da quest’area tra età antica ed età medievale.
Le nuove indagini archeologiche sono state condizionate decisamente dall’inquinamento da ordigni bellici, che interessa in modo pesante anche l’area di sedime del Monastero; tuttavia, il livello di conservazione delle strutture murarie (seppure in fondazione), dei pozzi e dei piani pavimentali appartenenti alle fasi di vita del complesso monastico è di estremo interesse.
In particolare, è stato possibile individuare, in continuità ai saggi archeologici svolti nel 2006-07, i resti dell’antico monastero di S. Andrea della Certosa.
Come noto, un primo complesso agostiniano nacque sull’isola tra il 1199 e il 1200; una serie di restauri si susseguì tra fine XIV e inizi XV secolo, prima del subentro dei certosini nella gestione dell'isola (1424). Le strutture furono nuovamente restaurate nel XVIII secolo e resistettero fino alla soppressione napoleonica del 1806 e alla contestuale dispersione del patrimonio culturale lì conservato. Con il passaggio dell'isola alla Marina Militare, la Certosa fu utilizzata come stazione per gli idrovolanti e fabbrica di esplosivi, fino agli anni dell'abbandono (seconda metà del XX secolo).
Il livello di conservazione delle strutture murarie (seppure in fondazione), dei pozzi e dei piani pavimentali appartenenti alle fasi di vita del complesso monastico è di estremo interesse.
L’area di scavo, dopo la consueta documentazione archeologica, sarà ricoperta per proteggere le strutture dal clima autunnale e invernale mentre è in corso uno studio di fattibilità ed un approfondimento sulla documentazione archivistica per la definizione delle modalità di valorizzazione e fruizione dei ritrovamenti, consentendo parallelamente la prosecuzione dell’intervento di bonifica.
Il citato studio di fattibilità avrà inoltre lo scopo di valutare una possibile valorizzazione dell’area archeologica quale testimonianza storica ed attrazione culturale nell’ambito del più complesso progetto di riqualificazione della Certosa e realizzazione del Parco Urbano.

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